Come vi ho scritto la scorsa settimana, sono in Umbria a fare il ritiro su Marte, quindi niente oroscopo e ci vediamo domenica prossima. Però, se volete, potete leggervi il manifesto del ritiro (tratto dal libro L'aggressività femminile, di Marina Valcarenghi, e adattato), che è sempre spunto di riflessione.
“Esiste un
giardino per ognuno di noi che ci viene consegnato quando veniamo al mondo. A
mano a mano che diventiamo grandi impariamo a conoscerlo: non abbiamo deciso
quanto è grande, né se sia o no bene esposto al sole, se è fertile o roccioso,
arido o naturalmente ben irrigato e neppure sappiamo per quanto tempo ci sia
dato coltivarlo.
Ma il compito
principale di tutta la nostra esistenza è di farlo fiorire, di farlo essere al
suo meglio.
Ognuno di noi
farà quello che può mediando fra la natura del suo giardino e le sue
aspirazioni: potranno crescere margherite o pomodori o orchidee; chi pianterà
alberi d’alto fusto e chi rose o lamponi: ciò che conta è il piacere di
trasformare un terreno in un giardino e di riconoscere che quello è proprio il
nostro giardino. Per coltivare un terreno, bisogna saperlo difendere,
recintarlo, sistemare un cancello, regolamentare le visite, escludere gli
infortuni, i perdigiorno e i violenti; è, questo, un diritto-dovere in assenza
del quale nessuna coltivazione darà frutti.
Ma quando non è
possibile coltivarlo, che senso ha avere un giardino?
Abbiamo, in
molti casi, riscoperto il nostro giardino, ma non sappiamo dove siano finiti i
semi, ci mancano gli attrezzi, ignoriamo che cosa ci piacerebbe farne e che
cosa possiamo farne, non siamo capaci di difenderlo e soprattutto non siamo per
niente sicuri di avere il diritto-dovere di coltivarlo.”