Troppo spesso ci dimentichiamo il sentimento di gratitudine, la più alta forma di guarigione esistente. Ce lo ricorda Borges e la sua incomparabile bellezza:
“Ringraziare voglio il divino
labirinto degli effetti e delle cause
per la diversità delle creature
che compongono questo singolare universo,
per la ragione, che non cesserà di sognare
un qualche disegno del labirinto (…)
per l’amore, che ci fa vedere gli altri
come li vede la divinità (…)
per lo splendore del fuoco
che nessun essere umano può guardare senza uno stupore
antico,
per il mogano, il cedro e il sandalo,
per il pane e il sale (…)
per l’epico inverno (…)
per il linguaggio, che può simulare la sapienza,
per l’oblio, che annulla o modifica il passato,
per la consuetudine,
che ci ripete e ci conferma come uno specchio,
per il mattino, che ci procura l’illusione di un principio
per la notte, le sue tenebre e la sua astronomia,
per il coraggio e la felicità degli altri (…)
e si confonde con la somma delle creature
e non arriverà mai all’ultimo verso (…)
per la musica, misteriosa forma del tempo.”
Cari Ariete, non dimenticate la potenza della gratitudine e ricordatevi di ringraziare il divino.
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