Scrive Michael Cunningham ne Le
Ore: “… come se ogni cosa nel mondo avesse il suo nome segreto, un nome che
non può essere incanalato in una lingua, ma è semplicemente il vedere e sentire
le cose in sé.” Come sarebbe bello vedere e sentire le cose in sé, non filtrate
dal nostro punto di vista. Edward Hopper, il pittore della poetica del
quotidiano, ha detto: “Il mio obiettivo nella pittura è sempre di usare la
natura come mezzo per provare a fissare sulla tela le mie reazioni più intime
all'oggetto, così come esso appare nel momento in cui lo amo di più (…) …arrivare
a una sintesi della mia esperienza interiore.” Purtroppo, queste due cose, le
cose in sé e la nostra esperienza interiore, normalmente si sovrappongono, al
di fuori della nostra consapevolezza, dandoci l'illusione che la nostra
esperienza corrisponda alla cosa in sé. E questo è fonte di innumerevoli
fraintendimenti e fastidiosissimi guai. Cari Vergine, non fate l'errore di
confondere i due piani.

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