Siamo tutti portatori di una qualche ferita, alcune sono più lievi, altre più importanti, alcune persino indelebili, e tutte contribuiscono a formare chi siamo. La vostra è una ferita tanto invisibile quanto potente e che (forse a vostra insaputa) condiziona le vostre scelte e determina molte delle vostre azioni. La vostra è la ferita di non essere visti. Questa ferita agisce da motore propulsivo per voi, da qui il bisogno di affermarvi sempre, a volte con troppa veemenza. E se alcuni di voi si muovono nella vita “aggredendola”, altri hanno abdicato completamente alla loro forza e si ritrovano in una posizione di sudditanza, abituati a subire invece di scegliere. Sia l’una che l’altra posizione sono reazioni a quella ferita originaria che induce a rendersi invisibili o a fare di tutto per essere visti. Allora che si fa? Ignorare la ferita non serve. Affrontare la vita di petto, essere forti, è sì un’alternativa valida, ma funziona solo per un po' e alla lunga rende solo troppo aggressivi, spesso allontanando le persone. Lamentarsi non serve neanche, la lamentela, quando prolungata, è sempre sinonimo di una rinuncia al proprio potere personale, qualcun altro sta decidendo per noi. E in entrambi in casi la ferita non viene vista. E non vedere la ferita significa non vedere sé stessi, ed ecco il pugno allo stomaco. Cari Ariete, la ferita di non essere visti è un solco doloroso, profondo e indelebile che impedisce alla vita di essere la danza armonica che dovrebbe essere, perché vi incanta sempre sugli stessi passi, ripetuti all’infinito. Siete bambini alla ricerca di uno sguardo perduto ma ciò che ancora non vi è chiaro è che quello che manca è il vostro sguardo. Siete voi che vi dovete finalmente vedere e il mio invito è di utilizzare la luce abbagliante di luglio come un faro puntato su di voi che vi induca a smettere di occultare le vostre ferite, di prenderne atto e di vederVI, perché solo così vi renderete visibili anche al resto del mondo.

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