Mi piace molto la parola risentimento che è ri-sentire, ossia sentire due o più volte (in certi casi a loop) un’emozione, un torto, un dolore. Il risentimento nasce dall’attitudine a voler trattenere qualcosa che per sua natura non è durevole nel tempo: l’emozione. Qualcuno ci fa un torto, ci ferisce persino, o ci delude, noi ne soffriamo e fin qui tutto bene. Poi, però, quella sofferenza, quel dispiacere, fluiscono (sapete quando si dice che il tempo sana tutte le ferite) ma noi non glielo permettiamo perché con la mente torniamo e ritorniamo al torto subito e così facendo rinnoviamo la ferita e nutriamo l’emozione ad essa associata. E ci sono persone che sono capaci di andare avanti così per anni! E cosa ne ricavano? Solo altro dolore e dispiacere. Detto tra noi, non mi pare granché. Ecco, perché, cari Bilancia, vi invito a seguire l’esempio Paulo Coelho che dice “Al posto del dispiacere e del risentimento, io metto la comprensione e l’intelletto.” E se volete davvero provare a imboccare un’altra strada, ricordatevi che la solitudine è il teatro del risentimento.

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