Essere molto intelligenti è, senza dubbio mi sento di dire, una qualità; ma come tutte le cose, ha anche un rovescio della medaglia. Il rovescio è che, quando ci sentiamo molto intelligenti, quando lo siamo perfino, più difficilmente siamo disposti a rinunciare a questa qualità, l’intelligenza appunto. Questo vale un po' per tutto, tutti noi tendiamo a confidare nei nostri punti di forza ma quei punti di forza rischiano alla lunga di essere limitanti perché non ci consentono di approcciare le cose, o i problemi, da altre angolazioni. Se siamo molto intelligenti, analizzeremo tutto attraverso l’intelligenza, la capacità critica, la valutazione logica, con somma soddisfazione del nostro ego che sta mettendo in campo le sue carte migliori. E così facendo, ci perdiamo qualcosa di molto prezioso, ossia la possibilità di dirimere un problema in modo più creativo e quindi di arrivare a conclusioni nuove, elettrizzanti e stimolanti. Non che le ‘vecchie’ conclusioni fossero necessariamente sbagliate, ma potrebbero essere limitate e darci accesso solo a una porzione di realtà, impedendoci di vedere tutto il resto. Immaginate questo: state guardando il cielo di notte e vedete una luna magnifica. Ed è vera, è lei in tutto il suo splendore. Ma ci sarà sempre un lato di quella luna che da dove siete, dalla terra, non vedrete mai. Un aspetto di quel fenomeno a voi inaccessibile. Potete accontentarvi. O potete decidere di rinunciare a stare sulla terra e andare nello spazio per vedere quello che finora non avete visto.

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