anche
dell’edificio più saldo, più felice.
Vita
è vento perenne. Già s’ergono disgiunte
le
colonne che nulla più sostengono.
Ma
lo sfacelo: è più triste, forse, dello zampillo
che
in polverio di luce fa ritorno al suo specchio?
Dunque
fra i denti della metamorfosi teniamoci
perché
senza residuo ci comprenda nel suo capo veggente.”
R.M: Rilke
Da un diario di Freud: “Qualche tempo fa, in compagnia di un
taciturno amico e di un giovane poeta già ben noto (Rilke), feci una
passeggiata in una rigogliosa contrada estiva. Il poeta ammirava la bellezza
ella natura intorno a noi, ma senza gioirne. Lo turbava il pensiero che tutta
quella bellezza fosse destinata a svanire, che d’inverno sarebbe scomparsa, proprio
come ogni bellezza umana e tutte le belle e nobili cose che gli uomini hanno
creato o potrebbero creare.” Rilke percepiva un lutto interiore generato
dalla consapevolezza che tutte le cose che vivono vanno verso la fine, muoiono
davanti ai suoi occhi ed esse sono uniche, non sostituibili, al pari dell’uomo
che le guarda. Ma Rilke sapeva che dal sentimento di caducità, oltre alla
nostalgia, può nascere qualcos’altro: si ha già nostalgia di ciò che accade nel
momento, proprio perché la sua caducità può essere letta e vissuta come
garanzia del suo essere prezioso. Cari Bilancia, la possibilità di perdere
qualcosa ce ne ricorda il valore insostituibile.

Nessun commento:
Posta un commento