16 feb 2026

Pesci - oroscopo 2026


«Non aspettar mio dir più né mio cenno; libero, dritto e sano è tuo arbitrio, e fallo fora non fare a suo senno: per ch'io te sovra te corono e mitrio  (Dante)


Sei pronto a lasciare la casa del Padre? Cari Pesci, questa è la domanda che il 2026 vi consegna. Punto 1: le radici vanno sradicate. Punto 2. La solitudine è un campo fertile. Punto 3. Siete figli di Efesto, avete fuoco, pietra, metallo e acqua, potete forgiare tutto ciò che vi occorre; siete maghi, apprendisti, siete le Bateleur.

La festa è finita, gli invitati se ne sono andati, soddisfatti o insoddisfatti, e la casa resta silenziosa. Un senso di pace o di vuoto vi coglie? Il caos va riordinato. Forse vi eravate abituati alla presenza di ospiti o forse tirate un sospiro di sollievo, ciò che importa è che vi guardiate bene attorno (e dentro) perché, prima di andarsene, gli ospiti vi hanno lasciato dei doni: un baule pieno di oggetti e virtù. Che pensate di farne? Tra gli altri, ci sono anche sacchetti di semi che potete decidere se piantare o no. C’è il seme della resilienza, dell’autonomia e della perseveranza ma anche quello della critica, del giudizio e del senso di inadeguatezza. Ci sono i semi del caos e quelli della fede, dell’illusione e della magia, del realismo e del romanticismo. E tanti, tanti altri. Potete piantarli tutti o scegliere quali meritano di crescere, di quali avete bisogno. Sta a voi decidere cosa coltivare e cosa lasciare chiuso in fondo al baule.

Per capire come procedere sarà necessario, innanzitutto, tacitare le voci del passato che vi tengono incatenati a qualcosa che non merita più la vostra attenzione. Vi hanno fatto credere di essere formiche, e quando pensiamo di essere una formica, anche il posto più angusto diventa immenso. Ma voi non siete formiche e non dovete accontentarvi dei piccoli spazi. Voi siete piante, e potete trasformare l’anidride in ossigeno, il calore in luce, l'acqua in perle. Voi siete la fotosintesi clorofilliana. Siete un fiore fragile, ma ovunque venite raccolti create incanto; se siete lasciati stare, sbocciate. Posati sul cuore, lo fate battere, posati sulle labbra, le fate diventare rosse.

È tempo per voi di affrancarvi dalla ‘casa paterna’, dalle regole che vi sono state imposte e, come Parsifal, potete lasciare il bosco per seguire i cavalieri. La vostra essenza non si trova nel terreno in cui siete stati cresciuti, e voi siete alberi che camminano, come gli Ent del Signore degli Anelli, e potete scegliere di spostarvi alla ricerca di terreni più simili a voi.

Troppo spesso ancora aspettate un cenno esterno che vi benedica, che vi dica chi siete e cosa potete reclamare, questo deve cessare. Il vero Padre è colui che protegge fin quando non siamo abbastanza forti da lasciarci liberi nel mondo, non un despota che sottomette forgiandoci a sua immagine e somiglianza. Chiunque cerchi di imbrigliarvi, facendovi credere che ciò che siete non è abbastanza, è un tiranno sotto false vesti e merita di essere smascherato.

L'assunzione di responsabilità comporta anche l'appropriazione del potere: se determiniamo una cosa, vuol dire che possiamo anche cambiarla. La colpa allontana dalla responsabilità; la colpa intristisce, mentre la responsabilità fortifica, migliora, esalta. La vostra più grande scoperta, quest’anno, è che potete andare ovunque vogliate, che potete diventare tutto ciò che desiderate, e scegliere il vostro destino, ora e per sempre. Essere, semplicemente essere voi stessi, fino in fondo, che significa non solo essere tutto ciò che conoscete ma anche tutto ciò che non sapete, che addirittura non pensate possibile. Siete portatori di tutto. Siete il cosmo nella sua interezza.

Allora, giocate a scacchi senza conoscerne le regole, restate appesi ai fili del telefono, piangete senza piangere mai, ridete in modo sconnesso. Scoprite la scuola in ogni cosa, accudite gatti, sorridete agli stranieri, allungate le mani per sfiorare gli altri. Siate groviglio di membra, corpo divino, celeste come il cielo, disfatti in mille parti, ricomposti e inspezzabili.

Ma dovete deprogrammarvi. Una cerimonia deve avere luogo, in cui voi vi incoronate Signori di voi stessi, sovrani del vostro regno e potete andare in giro per il mondo con il cuore pacificato. Questo può significare rinnegare le radici che vi hanno nutrito in passato ma al prezzo di tenervi imbrigliati. Avete il diritto di allontanarvi tutte le volte che lo desiderate, potete evitare il castigo. Allentate la presa della memoria, abdicate la pratica dello ossessionarsi, smettete di guardare indietro. Potete vivere in un paesaggio nuovo, abbandonare la rappresaglia e ricordare che il perdono non vuol dire rinuncia alla protezione ma alla freddezza. Allontanatevi da tutto quello che non vi nutre, perché gli inizi fanno paura e le fini fanno tristezza, ma è quello che sta in mezzo che conta veramente. Dunque, ricordatevi sempre di onorare ogni arrivo e ogni partenza e quando restate soli, popolate il deserto del cuore con giravolte di gioia. E ritornate sempre all’altare di voi stessi, l’unico che merita la vostra cieca lealtà.

Tutte le strade partono da voi, e sono dirette ovunque: alcune sono vellutate di petali rossi, altre sono sterrate e bianche, dritte e infinite; percorretele, e scoprirete che tutte le strade riportano a voi. Voi che siete forti come un albero, protendete ora i rami verso il sole e ritroverete nel cuore uno stormo di uccelli circondati dalla bellezza; una bellezza intessuta col silenzio e ricamata dalle api. Ascoltate l'anima sussurrare al cuore che è tutto così bello, dentro e fuori.

Cari Pesci, la felicità non arriva automaticamente, non è una grazia che una sorte benevola può riversare su di noi. Non si diventa felici in una notte ma dopo un lavoro paziente, portato avanti di giorno in giorno. Ora potete vivamente gioire, sapendo che tutto il vostro bene e l'intera vostra speranza sono così vicini a voi da abitare dentro di voi. Ma dovete fare il contrario di Pollicino: buttate le briciole davanti a voi e seguitele, non aspettate che le lasci qualcuno.


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