«Non aspettar mio dir più né mio cenno; libero, dritto e sano è tuo arbitrio, e fallo fora non fare a suo senno: per ch'io te sovra te corono e mitrio.» (Dante)
Sei pronto a lasciare la casa
del Padre? Cari Pesci, questa è la domanda che il 2026 vi consegna. Punto
1: le radici vanno sradicate. Punto 2. La solitudine è un campo fertile. Punto
3. Siete figli di Efesto, avete fuoco, pietra, metallo e acqua, potete forgiare
tutto ciò che vi occorre; siete maghi, apprendisti, siete le Bateleur.
La festa è finita, gli invitati se
ne sono andati, soddisfatti o insoddisfatti, e la casa resta silenziosa. Un
senso di pace o di vuoto vi coglie? Il caos va riordinato. Forse vi eravate
abituati alla presenza di ospiti o forse tirate un sospiro di sollievo, ciò che
importa è che vi guardiate bene attorno (e dentro) perché, prima di andarsene, gli
ospiti vi hanno lasciato dei doni: un baule pieno di oggetti e virtù. Che
pensate di farne? Tra gli altri, ci sono anche sacchetti di semi che potete
decidere se piantare o no. C’è il seme della resilienza, dell’autonomia e della
perseveranza ma anche quello della critica, del giudizio e del senso di
inadeguatezza. Ci sono i semi del caos e quelli della fede, dell’illusione e
della magia, del realismo e del romanticismo. E tanti, tanti altri. Potete
piantarli tutti o scegliere quali meritano di crescere, di quali avete bisogno.
Sta a voi decidere cosa coltivare e cosa lasciare chiuso in fondo al baule.
Per capire come procedere sarà necessario,
innanzitutto, tacitare le voci del passato che vi tengono incatenati a qualcosa
che non merita più la vostra attenzione. Vi hanno fatto credere di essere
formiche, e quando pensiamo di essere una formica, anche il posto più angusto
diventa immenso. Ma voi non siete formiche e non dovete accontentarvi dei
piccoli spazi. Voi siete piante, e potete trasformare l’anidride in ossigeno,
il calore in luce, l'acqua in perle. Voi siete la fotosintesi clorofilliana. Siete
un fiore fragile, ma ovunque venite raccolti create incanto; se siete lasciati
stare, sbocciate. Posati sul cuore, lo fate battere, posati sulle labbra, le
fate diventare rosse.
È tempo per voi di affrancarvi
dalla ‘casa paterna’, dalle regole che vi sono state imposte e, come Parsifal, potete
lasciare il bosco per seguire i cavalieri. La vostra essenza non si trova nel
terreno in cui siete stati cresciuti, e voi siete alberi che camminano, come
gli Ent del Signore degli Anelli, e potete scegliere di spostarvi alla
ricerca di terreni più simili a voi.
Troppo spesso ancora aspettate un
cenno esterno che vi benedica, che vi dica chi siete e cosa potete reclamare,
questo deve cessare. Il vero Padre è colui che protegge fin quando non
siamo abbastanza forti da lasciarci liberi nel mondo, non un despota che
sottomette forgiandoci a sua immagine e somiglianza. Chiunque cerchi di
imbrigliarvi, facendovi credere che ciò che siete non è abbastanza, è un
tiranno sotto false vesti e merita di essere smascherato.
L'assunzione di responsabilità
comporta anche l'appropriazione del potere: se determiniamo una cosa, vuol dire
che possiamo anche cambiarla. La colpa allontana dalla responsabilità; la colpa
intristisce, mentre la responsabilità fortifica, migliora, esalta. La vostra
più grande scoperta, quest’anno, è che potete andare ovunque vogliate, che
potete diventare tutto ciò che desiderate, e scegliere il vostro destino, ora e
per sempre. Essere, semplicemente essere voi stessi, fino in fondo, che
significa non solo essere tutto ciò che conoscete ma anche tutto ciò che non
sapete, che addirittura non pensate possibile. Siete portatori di tutto. Siete
il cosmo nella sua interezza.
Allora, giocate a scacchi senza
conoscerne le regole, restate appesi ai fili del telefono, piangete senza
piangere mai, ridete in modo sconnesso. Scoprite la scuola in ogni cosa,
accudite gatti, sorridete agli stranieri, allungate le mani per sfiorare gli
altri. Siate groviglio di membra, corpo divino, celeste come il cielo, disfatti
in mille parti, ricomposti e inspezzabili.
Ma dovete deprogrammarvi. Una
cerimonia deve avere luogo, in cui voi vi incoronate Signori di voi stessi,
sovrani del vostro regno e potete andare in giro per il mondo con il cuore
pacificato. Questo può significare rinnegare le radici che vi hanno nutrito in
passato ma al prezzo di tenervi imbrigliati. Avete il diritto di allontanarvi tutte
le volte che lo desiderate, potete evitare il castigo. Allentate la presa della
memoria, abdicate la pratica dello ossessionarsi, smettete di guardare indietro.
Potete vivere in un paesaggio nuovo, abbandonare la rappresaglia e ricordare
che il perdono non vuol dire rinuncia alla protezione ma alla freddezza.
Allontanatevi da tutto quello che non vi nutre, perché gli inizi fanno paura e le
fini fanno tristezza, ma è quello che sta in mezzo che conta veramente. Dunque,
ricordatevi sempre di onorare ogni arrivo e ogni partenza e quando restate
soli, popolate il deserto del cuore con giravolte di gioia. E ritornate sempre
all’altare di voi stessi, l’unico che merita la vostra cieca lealtà.
Tutte le strade partono da voi, e
sono dirette ovunque: alcune sono vellutate di petali rossi, altre sono
sterrate e bianche, dritte e infinite; percorretele, e scoprirete che tutte le
strade riportano a voi. Voi che siete forti come un albero, protendete ora i rami
verso il sole e ritroverete nel cuore uno stormo di uccelli circondati dalla
bellezza; una bellezza intessuta col silenzio e ricamata dalle api. Ascoltate l'anima
sussurrare al cuore che è tutto così bello, dentro e fuori.

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