«Il tetto si è bruciato: ora posso vedere la luna.» (Mizuta Masahide)
Se continuate ad aggrapparvi, invece, c’è rischio di frana.
Di fallimento. Guardate bene da cosa dipendete e liberatevene per essere fedeli
a voi stessi, alle vostre vere radici, non quelle fasulle che tengono annodati,
col giogo al collo, ma quelle autentiche che avete piantato voi stessi, col
sudore della vostra fronte, e che sono cresciute e stanno crescendo sul campo
della vostra essenza. Radici che si nutrono di ciò che siete, dei vostri
talenti e non di ciò che gli altri si aspettano. Quelle che affondano nelle
vostre aspirazioni e non quelle che si avvelenano abbeverandosi di ciò che
avete paura di perdere, non riuscendo mai ad estinguere la sete.
Quest’anno voi siete l’archetipo della Giardiniera Gentile.
Fate tana, nido, su quello che è rimasto dopo il disastro e lasciate semi, che facilmente
fioriranno a patto che corrispondano a ciò che siete veramente. Abbiate
fiducia, coraggio, nella possibilità che ciò che siete vi darà tutte le
sicurezze che cercate. Non ci sono dubbi su questo. È vero, è importante
sentire di appartenere a un luogo ma guardatevi attorno, voi appartenete a ogni
posto, la terra è il vostro luogo. È qui che state navigando dal giorno in cui siete
nati; dunque, non c’è ragione di aver paura di perdervi. Siete già a casa
perché siete voi la vostra casa. Qualunque altro luogo (persona, situazione)
che non vi garantisca la quiete che vi siete conquistati di diritto, è un luogo
da lasciare, da cui allontanarsi. Questo può far paura, ve lo concedo, ma la
paura non è altro che la soglia tra chi eravate e chi potreste diventare. E,
certo, potete decidere di passare il resto della vostra vita evitando quella
soglia, scegliendo il conforto di limiti conosciuti alla paura di affrontare una
possibilità illimitata. Oppure, potete accorgervi che la tempesta è passata,
l’aria è piacevole e voi avete imparato un milione di cose nuove che possono
esservi utili adesso. Dovete solo metterle in pratica e non cadere nelle vecchie
abitudini, quelle che tenteranno in tutti i modi di riportarvi ai vecchi
schemi, di farvi credere che non avete scelta, che non ci sono altre
possibilità.
E invece una possibilità c’è sempre ed è quella di non
aspettare la prossima tempesta, ma essere tempesta. Potete ricostruire
il tetto, sapete farlo, ciò significa che potete scegliere di farlo saltare in
aria tutte le volte che desidererete guardare la luna. Nessuno può impedirvelo,
tranne voi stessi. Tornare all'opzione più sicura è la cosa più facile, anche
se vi ferisce, se ferisce una parte di voi, potete convincervi che valga ancora
la pena provare, perché dentro di noi c'è un meccanismo biologico che ci fa
temere l'ignoto. Ma ecco cosa vi dico: il 2026 è l’anno in cui potete imparare
a guidare verso l'ignoto. Siete terra feconda. E ciò che amate vi ingravida,
sempre.

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