1 gen 2018

Buon anno

Che il male che facciamo e non vogliamo, che il male che facciamo ci ritorni centuplicato in bene. Centuplicato in bene. In bene. In bene centuplicato. A noi tutti torni.” (M. Gualtieri)

Anche quest’anno volge al termine, col sollievo di alcuni e il rammarico di altri. Tutti hanno avuto la loro dose di gioie e dolori, come compete alla vita, e il nostro giudizio sull’anno che finisce è principalmente legato a questo, al numero di più e di meno che abbiamo potuto registrare nel  bilancio. Questo passaggio da un anno all’altro è sempre vissuto come una cesura, un taglio netto tra quello che è stato e quello che sarà come se – magicamente – tutto quello che è successo nel 2017 rimanesse di esclusiva competenza del 2017, un bagaglio in sé compiuto, circoscritto, chiuso. Viviamo il capodanno come un trasloco in cui solo alcune cose verranno trasferite mentre altre saranno dimenticate nella vecchia casa. Il fatto è che non c’è frontiera tra un anno e l’altro e il bagaglio accumulato nel vecchio ce lo trasciniamo nel nuovo senza soluzione di continuità. Qualunque piccolo evento, infatti, è un seme piantato nel terreno che potrà germogliare o meno (questo non ci è dato saperlo) ma di sicuro non è andato perso; tutto è rimasto dentro di noi per essere masticato, deglutito, rielaborato; per divenire carne della nostra carne, sangue del nostro sangue -  perché di tutto quello che viene e che va, l’esperienza è ciò che rimane. E se questo non vi consola è perché dimenticate che l’esperienza è la nostra missione, il nostro unico vero obiettivo; siamo esseri in divenire e i fatti, belli o brutti che siano percepiti, apportano nuova linfa alla nostra crescita. E se non volevate crescere… bè, temo abbiate sbagliato pianeta.

Le cose – ed è questo che dobbiamo sempre tenere a mente – non avvengono magicamente, per un misterioso allineamento d’astri ma sono il risultato dei  nostri pensieri, delle nostre intenzioni e delle nostre azioni.  Vi riporto - e mi riporto, come sempre, all’assunzione di responsabilità, perché è vero che molti accadimenti sono al di là del nostro volere, ma è altrettanto vero che come noi siamo in grado di reagire e decidiamo poi di agire, è di  nostra esclusiva competenza; e ciò che posso garantirvi, al di là di ogni ragionevole dubbio, è che come noi reagiamo e agiamo fa la differenza. È tutta la differenza.

È per questo che, alle porte di questo 2018, vi auguro, principalmente, di trovare la forza, la motivazione e la tenacia di affrontare tutto quello che c’è da affrontare ricordando che un anno in cui non si è né riso né pianto, è un anno sprecato. Che il vostro cuore sia pura sostanza e non si dolga per un poco di vento e qualche nuvola. G.

PS.: prima di passare alla lettura del non-oroscopo 2018, vi prego di leggere l'indispensabile premessa.

Oroscopo 2018 - Ariete

Il paradosso della mia scrittura
sta nel voler essere affermativa,
nel voler caparbiamente trovare
armonia in mezzo a questi cocci.
                               M. Gualtieri


©Giovanni Auriemma
Cari Ariete, dopo 7 lunghi anni Urano esce dal vostro segno. Urano, Signore dei cambiamenti e degli stravolgimenti. Signore dell’anti-condizionamento, del non-tempo e del sovvertimento delle regole. Nessun vincolo per questo dio, anzi per questo titano, gigante figlio di Gea. Figlio e compagno, perché nella notte dei tempi non si andava tanto per il sottile. Egli è stato il primo e l’unico, l’Originale. Nessun modello pre-esistente ne ha corrotto la natura. L’aggettivo titano è oggi sinonimo di possente, riferito a opera o azione che sembra trascendere le forze e le possibilità umane: uno sforzo titanico, si dice, o un’impresa titanica. 

Ed è forse questa ciò cui siete stati sottoposti, chi prima chi dopo, negli ultimi anni. L’impresa titanica di sovvertire le certezze, di vedere buttate all’aria le regole del quieto vivere, del piccolo orticello in cui ci illudiamo di essere al sicuro. Chissà come lo avete vissuto, ognuno a suo modo immagino. Chi ha raso al suolo casa con un mega party ed è finito a ballare ubriaco sui tavoli, chi è rimasto seduto – attonito - sulle macerie di quanto è crollato. Ciò che bisogna comprendere, riguardo a Urano, è che non distrugge niente che non vada distrutto. O meglio, non distrugge niente che, di fatto, non sia già rotto da dentro. 

Urano spazza via ciò che veniva preservato nella forma senza che vi fosse sostanza. Ma quanto siamo attaccati noi alla forma! Ci teniamo le ceneri dei cadaveri sul comodino, pur di non rinunciare a un’illusione di continuità. E così arriva Urano e ti dice che non puoi, come un mitilo, rimanere attaccato allo scoglio per sempre. E forse voi pensate di non esserlo, attaccati, perché siete avventurosi, spavaldi, pronti all’azione, ma tutti siamo aggrappati, si tratta solo di capire a quale scoglio; forse è un’idea che ci eravamo fatti di noi che non siamo disposti a lasciare andare; forse un ideale, che non siamo in grado di coniugare con le contraddizioni della realtà; forse un’immagine che ci piace presentare al mondo; forse qualche sacra convinzione a cui sacrifichiamo tutto. 

C’è sempre un dio cui siamo disposti a sacrificare tutto, si tratta solo di riconoscerlo. E allora Urano, con la sua insofferenza ai vincoli, alle sudditanze, agli opportunismi, si fa avanti e ci obbliga a vedere cosa stiamo sacrificando, quale parte di noi abbiamo barattato per mantenere in piedi un’immagine. E lui scuote, scuote la terra, la fa vibrare con il più fragoroso dei terremoti, e tutto quello che non è riempito da dentro, che non ha basi, non ha sostanza, viene giù. Tutti i castelli di carta crollano. E non c’è dramma in questo, non c’è patimento. C’è invece una grande liberazione. C’è spazio. Nuovo spazio su cui costruire qualcosa di vero, di autenticamente corrispondente a ciò che siamo. E passeggiando tra le macerie vi accorgerete, forse con stupore, che qualcosa è rimasto in piedi. E Urano vi dice: questo è come devi ricostruire. Quando qualcosa è autentico, è saldo nel suo ergersi, nessun sconquasso lo butta giù.

Cari Ariete, la vostra trasformazione dovrebbe essere avvenuta, per scelta o per coercizione. Tutto quello che doveva essere spazzato via è stato fatto. E già un’opera di ricostruzione è principiata nel 2017, grazie al trigono di Saturno. Quello che vi resta da fare, nei prossimi mesi, sono gli ultimi accorgimenti, perché alla fine di una battaglia, così come di una festa, c’è sempre molto da sistemare. Ma poi è tempo di godervi la fine dello sforzo, il meritato riposo del guerriero o di fare una cerimonia di inaugurazione bene augurale. Il vortice ha smesso di girare, la giostra si è fermata, giusto in tempo perché non vi sentiste male, forse. Ora, quello che vi chiedo è di prendervi del tempo per riflettere su quanto avvenuto. Non lasciate che la vita vi conduca, dirigete voi il cavallo.

Quanto successo negli ultimi anni ha piantato dei semi. E vorrei che fossero semi di consapevolezza sul valore della vita, del rinnovamento, e del rinnovamento della vita. Niente nel cosmo è fermo. Anche i fiori si piegano al vento, e i girasoli ruotano seguendo il sole. Sappiate custodire il valore della flessibilità che verifica, senza timore, la sostanza delle certezze senza darle mai per scontate; siate pronti ad abbandonarle in qualunque momento qualora risultassero non più effettive. Siate autentici, qualunque cosa questo significhi per voi. Non abbiate paura di testare, costantemente, la vostra vita, le vostre scelte, le vostre relazioni, la vostra stessa identità. Chiedetevi e richiedetevi: è davvero questo ciò che voglio? Non date nulla per scontato, finanche la cosa più trascurabile: è ancora quello il vostro film preferito? Ogni cosa parla di voi e da ogni cosa voi traete indicazioni su chi siete e su cosa ancora potete diventare. Cercate caparbiamente armonia in mezzo ai cocci.

Oroscopo 2018 - Toro

Un disordine
imbattibile superiore
arruffa le mie fondamenta.
Terremoto leggero
del sangue che da sotto
comanda libertà.
Mormora molto piano
una forza sottostante.

               M. Gualtieri


©Giovanni Auriemma
«La sola possibilità di rinnovamento sta nell’aprire gli occhi e vedere l’attuale sfacelo. Non è uno sfacelo che si possa capire. Io sostengo che bisogna lasciarlo entrare perché è la verità», così scrive Beckett ne La Terra Desolata, pura poesia; tuttavia, alla parola sfacelo tutti tremiamo. Nessuno si sofferma sulla parola verità o rinnovamento o possibilità, tutti restiamo paralizzati su sfacelo, perché al solo pensiero tremiamo e la paura, si sa, rende ciechi. Forse perché sfacelo deriva dal greco sphakelos, che vuol dire cancrena, e dunque è lecito averne paura. Ma alcuni fanno derivare sfacelo da dis-fàcere, disfàre. E quand’è che disfiamo? Quando qualcosa è fatta male. 

Chiunque lavori a maglia, e non sia tanto bravo, come non lo sono io, sa perfettamente cosa significhi disfare. Quanto volte smonti lo stesso pezzo di sciarpa per ricominciarlo da capo? Una volta ti manca una maglia, poi ti accorgi che c’è un buco, poi hai sbagliato un passaggio e non sai come rimediare, o è troppo tardi per rimediare, e così disfi tutto e ricominci, ancora e ancora, in una specie di sindrome di Arianna in cui, alla fine, approdi a un lavoro ben fatto. In quest’ottica, disfare equivale a perfezionare e, al contempo, è pratica di pazienza, determinazione e volizione, pratica in cui l’errore, ripetuto allo sfinimento, non abbatte anzi, rafforza l’intenzione. Io credo che questo avvenga anche perché fare i ferri è un’arte che non contempla solo il risultato finale quanto, soprattutto, il percorso. È l’atto stesso di fare la maglia che appaga e anche se stiamo perseguendo un risultato non siamo impazienti di arrivare. O così dovrebbe essere, sempre. Godersi il viaggio prima della mèta. E il viaggio è fatto di inciampi, di soste, di imprevisti. 

Qualcuno ha detto che la vita è quello che accade mentre stai aspettando qualcos’altro. È proprio così. Durante le soste parli con le persone e negli imprevisti accade la vita, certo una vita diversa da quella che avevamo pianificato, ma io vi domando: perché non fermarsi a vedere cosa porta, invece di affrettarsi verso il presunto traguardo? Cari Toro, quest’anno Urano entra nel vostro segno. Cosa porterà? Niente che non vi somigli o che non sia alla vostra altezza. Il problema, con le somiglianze, è che se ci conosciamo solo in parte, non le riconosciamo. Allora vi dico, partite dal principio della somiglianza e utilizzate tutto ciò che accadrà come una bussola per orientarvi dentro voi stessi. Perché Urano porta la verità, proprio come lo sfacelo di Beckett, e dunque sarà utile ascoltarlo. E che verità porta? Porta la verità su di voi, su chi siete veramente, e per questo potrebbe disfare qualcosa; vecchie pretese su voi stessi e sul mondo; immagini sbiadite di chi siete; maschere stantìe non più corrispondenti. Sia chiaro, non è una cosa che accade in poche settimane o mesi. 

Urano resta anni in un segno e ognuno di voi lo vivrà in un momento diverso a secondo di quando è nato; e ognuno di voi lo vivrà diversamente, in virtù della sua storia personale. Lo sapete come la penso, non esistono previsioni; e non esistono perché l’astrologia è come una formula chimica in cui due agenti si mischiano e io conosco solo una delle due sostanze; non conosco voi, quindi come posso predire il risultato? Quello che posso dirvi è la composizione dell’agente che incontrerete, questo posso farlo. Urano è lo sfacelo, nel senso più positivo del termine, se riuscite a coglierlo. È il richiamo alla vostra vera natura, una scelta di autenticità. È la richiesta pressante di qualcosa dentro di voi che vuole uscire per trovare nuovi modi di espressione. Una nuova nascita. Un’epifania. E’ l’occasione di comprendere che tutto quello che avete programmato, eretto, cementificato, non è nulla rispetto alla grandezza di quanto ancora potete divenire. 

Urano è lo stupore e se non avrete paura, o se saprete superarla, vi indicherà aree inesplorate di voi in cui, se saprete affrancarvi dalle sicurezze per abbracciare l’incertezza, rinverrete inestimabili tesori. All’inizio non sarà facile, lo so. Farete resistenza, vi sentirete affaticati. Ma ogni impresa che valga la pena richiede una certa dose di sforzo. Nulla di grande è mai stato realizzato se non superando i propri limiti. E più vi ostinerete, cocciuti quali siete, più la pressione sarà alta, affinché la deflagrazione avvenga. Non vi tappate le orecchie come bambini, mettetevi in ascolto. Conducete la nave in alto mare. Se il cambiamento deve esserci, siatene artefici, non lo subite. Siete Toro, avete bisogno del vostro tempo, e ne avete – a patto di utilizzarlo per incardinare un rinnovamento e non per costruire barriere dietro cui trincerarvi. Perché - è bene che lo sappiate – nessuna barriera può proteggervi da voi stessi. E tutto ciò che arriverà, se arriverà, è un pezzo di voi che sta tornando a casa.

Oroscopo 2018 - Gemelli

Meraviglia dello stare bene
quando le formiche mentali
non partoriscono altre formiche
e si sta leggeri come capre
sulla rupe della gioia.
                               M. Gualtieri



©Giovanni Auriemma
Avete presente il momento del congedo, quello in cui, dopo la cena di Natale, gli ospiti salutano e finalmente se ne vanno, lasciandovi nella tranquillità della vostra casa? Quel momento in cui, forse un po’ stanchi, riordinate la cucina, sparecchiate la tavola e un senso di calma vi pervade, felici, nonostante tutto, di ritrovarvi da soli, nel rassicurante silenzio delle vostre mura. Raccogliete le carte dei pacchetti, guardate sorridendo i regali ricevuti, e lentamente riportate la casa a un aspetto ordinario. E c’è qualcosa di confortante in questo, nella quieta ordinarietà di una casa rassettata. Gli ospiti, per quanto graditi, recano scompiglio. 

Alcuni sono rumorosi, altri più formali, ma tutti richiedono un impegno superiore alla norma. Certo sono amici, per questo li abbiamo invitati, ma quando la festa si protrae troppo a lungo, cominciamo a sentirci stanchi, ad avvertire il bisogno di rimanere da soli. Ed ecco che arriva quel momento, il momento del commiato, che non è triste, perché ha lasciato il ricordo di qualcosa di bello. Un caro amico, andando via, usava dire: è stata una bella serata, peccato che non era questa. Ridevamo sempre. Per alcuni di voi potremmo dire che è stato un anno piacevole, peccato che non era questo. 

Il 2017, temo, ha faticato nel passo, è proceduto con lenti avanzamenti o improvvise sterzate, a seconda con quale ospite vi siete intrattenuti più a lungo; ma in entrambi casi credo abbia portato occasioni di riflessione. Ora che i visitatori sono ripartiti, è tempo di elaborazione, di fermare i pensieri su pezzi di carta, di riempire taccuini, registrare canzoni, comporre figure coreografiche. È tempo che quanto scomposto nell’anno passato venga riassemblato in forme inedite. Per farlo, sarà necessario dissolvere i confini, mettere un punto e virgola dove prima c’era un punto. È tempo per provare ad affidarsi, per aprire le porte della percezione e acuire i sensi oltre l’ordinario intendimento. Siete soli adesso, nel tepore della vostra dimora, non vi sono ospiti bacchettoni e disordinati a tenere banco. Il bacchettone vi ha fatto notare che potreste impegnarvi di più, il casinista vi esortava a un maggiore coraggio, e tutte e due, forse, non avevano torto; ma ora se ne stanno andando, già sull’uscio, con le sporte in mano, e dal momento che chiuderete la porta sarete di nuovo al comando, liberi. Volete impegnarvi? Volete rivoluzionare tutto? 

A voi la scelta. Io vi esorto solo a dedicare quest’anno a una più accurata ricerca spirituale, perché spesso le risposte si nascondono dove non le cerchiamo. Non affidatevi solo alla ragionevolezza, volate più alti. Osate. Fate capriole, voli pindarici. Sfiorate vette mai contemplate, non vi attardate nel rassicurante nido della logica. Avete un passaggio gratuito per l’universo, potete camminare fra le stelle, siete chiamati a farlo, persino. Ma per viaggiare nel cosmo è necessario lasciare la terra. Progettate il decollo. Che decollare significhi sia partire che decapitare, testimonia forse il fatto che per prendere il volo è necessario tagliare la testa, perché la testa, fedele servitore, diviene un sovrano tiranno quando gliene si dà l’occasione. Cari Gemelli, state leggeri sulla rupe della gioia senza partorire formichine.

Oroscopo 2018 - Cancro

Che un giorno, uscendo dalla terribile visione,
io canti gloria con gioia ad angeli accoglienti.
Che nessuno dei netti, martellanti battiti del cuore
cada su corde deboli, incerte o sul punto di spezzarsi.
Che il mio viso inondato
mi renda più splendente; che la banalità del pianto
fiorisca. Come mi sarete care, allora,
notti angosciose. Vi avessi sopportato più in ginocchio,
sorelle sconsolate, 
mi fossi abbandonato di più
nei vostri capelli disciolti. 
Noi, scialacquatori di sofferenze.
                                                       R. M. Rilke



©Giovanni Auriemma
La leggenda medievale di Parzival (o Parsifal) è la personificazione dell’eroe nella sua ricerca. Simboleggia l’espressione del potenziale individuale. Il nostro mitico eroe, come molti eroi, all’inizio della storia è orfano e del tutto ignaro di ciò che si estende al di là della foresta in cui vive, isolato, assieme alla madre. Non conosce le proprie origini perché la madre, temendo di perderlo, tenta in ogni modo di tenere il figlio lontano dal mondo e dalla cavalleria, ovvero dal suo destino. Un giorno, però, una schiera di cavalieri si inoltra nel bosco, Parzival parla con loro e decide di diventare cavaliere. La madre cerca di ostacolarlo, ma lui è determinato a scoprire cosa può diventare, e comincia le sue avventure.

Un giorno ha una visione: si trova in un misterioso castello, circondato da strani personaggi: Un vecchio re, afflitto da un’inguaribile ferita, esegue un rituale. Una donna bellissima entra portando un vassoio su cui sono posati una spada e un oggetto, che più tardi sarà conosciuto come il Sacro Graal. Parzival, meravigliato, vorrebbe chiedere cosa sono quegli oggetti ma non proferisce parola; gli era stato insegnato a non porre domande agli estranei. Ma una voce adirata gli dice che ha commesso un terribile errore e che il suo silenzio porterà in disgrazia il Re e la sua terra: solo ponendo quelle domande, infatti, egli avrebbe potuto salvarli.

Parzival, svegliandosi dalla sua visione, si rende conto di essere stato cieco e ignorante, e decide di ritrovare il castello del Graal. La seconda parte della leggenda riguarda il processo della sua lenta maturazione. Attraverso una lunga serie di avventure, egli dovrà rendersi degno di ritrovare il Graal, ponendo rimedio al suo errore e salvando così la terra malata e il Re, che scoprirà essere suo zio. Qui si ferma il racconto, rimasto incompiuto. Al centro della vicenda c'è un buco. Il protagonista scompare per alcuni anni e non sappiamo nulla di ciò che gli accade. Quando ritorna è sfinito, confuso e disperato e si consegna al destino, che poi lo guiderà fino al Graal. Il buco segnala un tempo misterioso: Parzival viene sottoposto al “duro allenamento dei dolori terrestri”. Ed è lì, in ciò che la storia non vuole o non può raccontare, che si prepara la condizione perché il suo destino si realizzi.

Cari Cancro, quest’anno è tempo di abbandonare la foresta e seguire i cavalieri. È tempi di andare alla ricerca del vostro futuro affinché il destino si compia. Chi siete? Cosa volete? Sapete rispondere a queste domande? Quanto di voi state sacrificando al riparo nel vostro confortevole nido? Per quanto ancora volete evitare di porre la domanda giusta rischiando di mandare il rovina il re e il suo castello? Forse ancora non lo sapete ma voi siete l’erede al trono ed è il vostro castello che dovete salvare. Anche voi, come Parzival, dovrete rendervi degni di ritrovare il Sacro Graal, è per questo che siete stati sottoposti al “duro allenamento dei dolori terrestri”. Perché è lì “che si compie quella condizione di totale abbandono grazie alla quale, a volte, la comprensione si dilata, e i sensi, come in un bagno di calce viva, prendono nuovo splendore.” È lì che si guadagna il Sacro Graal. Non è più tempo di indugiare. È tempo di mettersi in cammino, di iniziare la ricerca.

Oroscopo 2018 - Leone

"E ancora uno scricchiolio mi avvisava
di uno splendido crollo imminente.
Lo scricchiolio era dolcissimo
il vacillare era dolcissimo
tutto era come un lungo addio." M.G.


©Giovanni Auriemma
Cari Leone, quanti cambiamenti negli ultimi anni! Non per tutti? No, probabilmente no. Sarebbe più esatto dire: quante opportunità di cambiamento negli ultimi anni. Perché ciascuno di noi ha avuto l’occasione di vedere la propria vita prendere una svolta. La questione è se la svolta l’avete scelta o vi è arrivata tra capo e collo e, poi, capire che cosa ne avete fatto di quella svolta. Vi ci hanno spinto a forza e avete arrancato maledicendo un destino avverso o vi siete rimboccati le maniche alla ricerca di nuove opportunità? È tutta qui la diatriba. Chi ha avuto la forza, l’audacia e l’intraprendenza di cogliere i segnali, forse ora poserà i primi mattoni, le basi per un nuovo edificio. Un reame, può darsi. Chi ancora si sta dibattendo, dovrà decidere che cosa fare. Siete caduti nella rete, dibattervi non farà che stringere ulteriormente le maglie. 

Avete giocato una lunga partita a Monopoly, con imprevisti e probabilità, e qualcuno è finito in carcere senza passare per il via. Alcuni sono rimasti fermi un giro, altri hanno comprato Parco della Vittoria, c’hanno costruito sopra, per poi perderlo di nuovo. Forse i colpi di scena, a questo punto, sono finiti. Forse i rovesci imprevisti sono arrivati al capolinea. Ma la domanda è: vi siete divertiti giocando? Perché, alla fine della fiera, solo questo conta. Temo che non tutti si siano divertiti. Temo che per molti, più che di cambiamenti si sia trattato di stravolgimenti, e a nessuno piace essere stravolto. Però, miei cari, voglio dirvi una cosa: quando ci ostiniamo a tenere in vita una brace, soffiandoci sopra, senza andare a cercare qualcosa da cuocervi, stiamo operando uno spreco sia di tempo che di fiato. A quel punto, io dico, una bella ondata - che arrivando spenga tutto definitivamente – non è forse una benedizione? Non era necessario che qualcosa vi facesse desistere inducendovi a cercare da un’altra parte? 

Ora che vi siete alzati, chi prima chi dopo, la domanda è: come va la ricerca? Perché presto arriverà di nuovo il tempo dello stanziamento. Potrete costruire qualcosa, forse un albergo su Parco della Vittoria, forse no. Non temete di pescare la carta ‘vai in prigione’; Assagioli compose una delle sue cose più belle proprio quando fu arrestato. Egli scrive, nelle sue riflessioni dal carcere: “Capii che ero libero di assumere uno fra molti atteggiamenti nei confronti di questa situazione, che potevo darle il valore che volevo io, e che stava a me decidere in che modo utilizzarla.” Voi in che modo avete deciso di utilizzarla? Inizia il tempo della ricostruzione. Sarà lunga e non priva di fatica, vi avverto. Qualunque impresa, d’altronde, soprattutto le più imponenti, richiedono una dose di sforzo. Quel che conta è il risultato, che è tanto più appagante quanto più ci è costato. Dovrete lavorare, dovrete impegnarvi. Ma ciò che posso dirvi è che se affinerete le competenze, e applicherete metodo, disciplina e un po’ di sudore della fronte, il trionfo vi attenderà alla fine del viaggio.

Oroscopo 2018 - Vergine

La voce dice che debbo andare.
Sì, andare, fare – fare, partire,
spericolare.
Buttarsi nelle trame del mondo
come una secchiata buttarsi
nelle trame del mondo
sulle strade srotolate della terra – o.
O restare nel pacifico delle sere
restare a casa – fermi restare.

Accogliere la distesa e quello che viene.
Accogliere e in sé risuonare.
O darsi in opere e faccende,
scatenare le braccia in zappate potenti
e le dita accanirle (…)
                                         M. Gualtieri


©Giovanni Auriemma
Sostare o andare? Andare o restare? Questo è il dilemma, il grande rebus di questo nuovo anno. Se sia più saggio mantenere intatta la verginità in cui vi crogiolate o, considerati i rischi, slargare le ali, principiare lo slancio. Accostarsi all’avventura richiede coraggio, a volte incoscienza e un’oncia di incoscienza è l’ingrediente base della ricerca. Per trovare qualcosa di nuovo è necessario lasciare il noto per l’ignoto, distogliere lo sguardo dalla riva e posarlo all’orizzonte. È lì che comincia l’avventura. Avventurare significa precisamente esporre al rischio, alla sorte, a un esito incerto. 

Ma “non basta l’avventura intellettuale; anche il corpo vuole sentire che tutto è misterioso, che anche i suoi passi, i suoi respiri sono fatali”. E allora è tempo di comprendere la vita con tutto il corpo; è tempo di andare e fare, di stare e costruire, di accogliere e rimpastare. E’ tempo di toccare, odorare, assaggiare; non basta pensare, soppesare, ragionare, perché l’intelligenza, a volte, rende meschini. 

Esiste un fenomeno cognitivo, il bias di conferma, che indica la tendenza umana a muoversi entro un ambito delimitato da convinzioni già acquisite. È un processo mentale che consiste nel ricercare, selezionare e interpretare le informazioni in modo da porre maggiore attenzione, e quindi attribuire più credibilità, a quelle che confermano le proprie convinzioni, ignorando o sminuendo, le informazioni che le contraddicono. In poche parole, processiamo i dati come più ci fa comodo, conferendogli il titolo di logica. Il bias di conferma è la nemesi dell’avventura, il suo opposto. Esso conferma le nostre ipotesi derubandoci del mistero. 

Allora la domanda di quest’anno è: siete disposti a rinunciare alle vostre ipotesi? Potrete mettere in discussione le vostre credenze senza avere garanzie? Siete pronti a scaraventarvi nel petto della vita? Questa è la sfida, slargare tutto il conosciuto con pezzi nuovi di zecca; abbracciare gli imprevisti, farne tesoro. Raccogliere da terra il casuale e mettervelo in tasca per portarvelo a casa. L’improbabile vi visiterà e, spero, vi troverà preparati. Il meccanismo inceppato riprenderà a muoversi. L’ingranaggio, oliato, può ripartire. Il congegno non subisce intoppi. Potete rimuovere la ruggine e portare la struttura a un nuovo splendore ma tutto questo a patto di concedervi il lusso di gettare lo sguardo oltre la siepe, rinunciando a battezzare ogni singola creatura. Lasciate, piuttosto, che siano loro a presentarsi. 

Accogliete il buffo, l’inusitato, persino l’impossibile a petto largo e mano tesa e sentirete la tensione allentarsi. Ecco allora che il cuore si distende, il cervello si riposa, e dita impazienti raccolgono narcisi e lillà per farne coroncine principesche. Se saprete dosare l’improbabile con il possibile, costruendo una stanza per le stranezze del mondo, forgerete una nuova chiave universale, un passepartout d’ingresso a dimensioni inaccessibili. Proprio lì, in questa realtà fatta di stranezze, scorgerete un nano, un gigante e una donna barbuta, e con essi molti altri. Ecco la mia raccomandazione: in piedi sull’uscio, non vi voltate. Non fuggite inorriditi. Se resterete quanto basta per godervi lo spettacolo, capirete che tutto ciò che non rientra nella norma non è sbagliato ma speciale. Ciò che sembra rotto è solo diverso e ciò che appare inappropriato è senz’altro prezioso.

Oroscopo 2018 - Bilancia

Ma tu chi sei?
Sei il polmone o sei la forza
che lo gonfia e lo svuota?
chi sei tu?
Sei il tuo cuore, l’intreccio delle
fibre, la vena cava,
il sangue, sei l’arteria, l’aorta sei?
O sei la forza che tutto questo muove?
O sei la forza?
Sei battito o sei cuore?
Sei tu la forza che muove o sei la forma?
Battito o cuore?
                                               M. Gualtieri



©Giovanni Auriemma
Dopo tanto fracasso, dopo un lungo vociare, dopo sibilìi di vento, imposte che sbattono, ticchettio di pioggia sui vetri, dopo tempeste e allegre baldorie, ecco un improvviso silenzio. E’ una quiete, quasi un rigore. La portata del silenzio è sempre soggettiva, può non essere facile da sopportare; a volte ti assale, quasi ti spoglia. Se ci stai bene, invece, accumuli potenza, ti radichi a terra. Lao Tse diceva che il silenzio è una fonte di grande forza, per alcuni è solo sede di un’inesprimibile solitudine. Ma la famosa calma, dopo la tempesta, è il ripristino di un ordine che era andato perduto e che trova nuovi punti d’ancoraggio. La quiete serve a ritrovare un assetto interiore, una bussola, una morigeratezza che orienti. Spogliarsi degli eccessi, ritornare all’essenziale, rinunciare al superfluo per meglio ammirare la sostanza, lo scheletro delle cose. 

Cari Bilancia, il 2018 è forse l’anno del poco rispetto al molto, del meno rispetto al troppo, e questo, a prima vista può suonare come una punizione, ma ecco la notizia: non lo è. E’ un premio. Avrete l’occasione di rinunciare, laddove rinuncia non per forza è sinonimo di sacrificio ma si accompagna piuttosto al verbo semplificare. Siamo accumulatori seriali, ogni volta che ci imbattiamo nella possibilità di sbarazzarci di qualcosa, ci irrigidiamo. Sembra non si possa fare a meno di nulla, semmai c’è molto che ci serve ancora. Eppure, quando volenti o nolenti, ci liberiamo del superfluo, dopo un primo iniziale shock ci accorgiamo che non è cambiato nulla, anzi, forse qualcosa è variato in meglio. Improvvisamente, quando molliamo la presa e rinunciamo alle nostre pretese di prosperità, avvertiamo un senso di leggerezza, come se un ferro da stiro che era posato in petto, fosse stato rimosso. Se avete fatto una dieta, lo sapete. Quel misero cucchiaio d’olio che posate sulla vostra pietanza, se di buona fattura, quanto più gusto possiede. Condisce senza coprire. Esalta i sapori, non li annulla. Nessuno aggiunge lo zucchero se le fragole sono buone. Qualunque vero napoletano vi direbbe che il caffè si beve amaro o non potrete gustarne l’aroma. 

Il 2018 sarà un anno privo di zucchero, non perché triste ma perché vi condurrà al sapore originale delle cose. Siete invitati a scoprire la genuinità che è fatta di pochi, essenziali elementi. All’inizio vi potrà sembrare ben povera cosa ma presto capirete che, previa disintossicazione, state incontrando la purezza, l’eleganza della sobrietà, l’armonia del poco che sazia, che appaga senza inebriare. E’ l’acqua di sorgente che disseta senza bisogno di aggiungere altro. Non conta quel che avete messo da parte, è tempo di togliere tutto il passato. E ciò di cui dovete liberarvi non sono solo gli oggetti, che come degli stalker, vi osservano dagli scaffali, pronti a saltarvi addosso. Sono le ossessioni, i principi, le pianificazioni. Sono tutte le lettere dell’alfabeto che, umilmente, tornano nelle loro tane. Allora il silenzio, inteso come assenza, non sarà sinonimo di poco ma di più che sufficiente, di bastevole, di indispensabile che acquisisce tanto più valore quanto più ne comprenderete la rarità. Ed è lì, in quello spazio vuoto, che capirete chi siete, battito o cuore. Popolate questo silenzio con giravolte di gioia.

Oroscopo 2018 - Scorpione

…la nuvola piuttosto adoreremo
che è maestra di scorrerie per il cielo
e di alta impermanenza, e di esistenza
senza peso. Piuttosto la foglia
che sa mollare la presa…
                                         M. Gualtieri


©Giovanni Auriemma
Cari Scorpioni, Giove, sovrano dell’Olimpo, capo di tutti gli dèi, è da poco entrato nel vostro segno. Tutti vi diranno che questo è presagio di prosperità e fortuna. Mi spiace, non è così. Non che sia vero il contrario, per carità, ma non voglio vi sdraiate sul divano aspettando che qualcuno bussi alla porta con un biglietto vincente della lotteria. Non succederà. Quello che può succedere, invece, è che Giove, facendovi visita, vi ricordi una cosa essenziale: non sono le circostanze che fanno l’uomo ma l’uomo che fa le circostanze. Siamo artefici del nostro destino. 

Possiamo scegliere se vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, decidere di riempirlo il bicchiere, oppure stabilire che del dannato bicchiere non ce ne frega niente visto che adesso non abbiamo sete. Possiamo smettere di disquisire, dissentire, presagire, e metterci in cammino con o senza il bicchiere, perché è probabile che strada facendo troveremo una sorgente e a quel punto la questione sarà risolta. Il nostro potere, la nostra libertà, sta nel decidere che lettura dare agli eventi, e che valore attribuirgli. Possiamo scegliere quale scala di riferimento adottare: per un disperso nel deserto mezzo bicchiere d’acqua fa la differenza tra la vita e la morte, per noi, adesso, potrebbe non significare nulla. Punti di vista. 

Il bicchiere non cambia, cambiamo noi. E per voi è tempo di cambiare. È decisamente tempo di cambiare. Cambiare vita? Cambiare partner? Cambiare lavoro? Niente di tutto ciò, o meglio, tutto quello che corrisponda all’unico vero cambiamento: voi. Tutto il resto è noia, come diceva qualcuno. E se vi sembra di starci provando senza ottenere risultati, bè, lasciate che ve lo dica, significa che state cercando di cambiare il fuori senza cambiare dentro, per questo non funziona. L’esterno è solo un riflesso di quello che c’è all’interno e se non modificate qualcosa nel meccanismo originale, come pensate di poter ottenere dei risultati? E date retta a me, lasciate stare tutte le filosofie new age del pensiero positivo o del volere è potere, che vi inducono a credere che se lo desiderate davvero, e lo scrivete sui muri, allora avverrà. 

E’ vero che il volere è potere ma il volere di chi? Non certo di quella vocina nella testa che presume che le cose debbano andare come ha deciso lei. È il volere di qualcuno che risiede in parti ben più profonde e nascoste di noi, a dettare le regole, a giocare con il mondo reale. È lì che dovete andare, alle origini. E per farlo bisogna allenarsi ancora e ancora, smettere di voler manipolare la realtà e imparare come si convive, pacificamente, con quello che c’è, quando c’è. La vera trasformazione è lì, insieme al vero potere. Solo una tale, possente metamorfosi, potrà dare inizio al tramutare degli eventi. Solo una creativa accettazione, in contrapposizione all’amareggiata rassegnazione, ha la forza, il potere e l’audacia di far accadere i miracoli.

Oroscopo 2018 - Sagittario

Presto la mano diventerà rametto
bianco fra le radici. Presto saremo
fuori di qui.
                                   M. Gualtieri


©Giovanni Auriemma
Solido il pavimento regge – scrive la Gualtieri - Regge ogni passo senza fiatare. E così siete stati voi. Saldi, senza fiatare. Avete retto, chi meglio, chi peggio, ognuno nel suo piccolo. E ora tutti vi diranno che Saturno esce e pare che così, magicamente, tutto torni a splendere. Ma non è così. E non ve lo dico per demolirvi, ve lo dico per farvi capire che non è Saturno che porta i guai e non è Saturno che li toglie. È la vita. la vita è fatta di cose che possiamo avere e cose che non possiamo avere. Di inciampi e di feste. Di sorprese e delusioni. L’unica cosa di cui non è fatta sono le certezze. Quelle no, quelle la vita non le dispensa. Ma noi ci ostiniamo a pretenderle come ci fossero dovute. 

Allora, vi dico, è vero; è vero che quando Saturno si allontana c’è la sensazione che qualcuno ci abbia tolto un peso dal petto, come se qualcosa, nell’aria impercettibilmente cambiasse. Come alla fine di una lunga corsa, quando respiri a pieni polmoni e puoi finalmente buttarti a terra. Ma è altrettanto vero che Saturno ha rappresentato delle cose che sono avvenute, nella nostra vita, e che non possono, in alcun modo, scomparire di punto in bianco. E io credo che questo voi lo sappiate. Ci sono tracce, conseguenze, eredità, cicatrici. C’è la maturità acquisita, per alcuni a caro prezzo, per altri più agilmente. C’è stato il taglio, l’amputazione, l’addio. 

Qualcosa si è perso, irrimediabilmente. Forse lo volevate, più probabilmente no. E mentre il respiro riprende a scorrere lentamente in petto, potete osservare gli alberi potati e spogli, stagliarsi contro il cielo. Quegli stessi alberi una volta pieni di fiori, ora sembrano perduti. È l’arrivo dell’inverno, che tutto congela. E congelando preserva. Alcuni rami ricresceranno dunque, altri no. Ma la primavera è alle porte e potrete ricucire le ferite senza ago. Ci vuole, tempo, ci vuole speranza, ma più di ogni altra cosa ci vuole la saggezza di accettare la precarietà della vita e la volontà di decidere cosa desiderate essere. Saturno non è un nemico. Saturno è un bozzolo, che vi ha impedito di muovervi, per preservare un processo di trasformazione profonda. E quel processo è ancora in atto, è la sua eredità. 

Non vi limitate a vivere gli eventi come un fato, avverso o propizio. Non siate passivi. Traete esperienza dalla visita di Saturno e salutatelo come un viandante che forse ha portato notizie incresciose ma per una ragione. Quale sia la ragione sta a voi capirlo, mai giudicarlo. Perché, per quanto crediate di sapere tutto, non vi è dato di soppesare le implacabili leggi dell’universo. Quello che vi è dato, è fare del vostro meglio e riprendere a respirare, piano piano, regolarmente. E partire da lì. Ora tutto ricomincia a scorrere, ma le cose non passano magicamente. Quello che è stato va trasformato, reso esperienza, fatto bagaglio. Trampolino di lancio per un nuovo futuro. Superato il dolore, la fatica, lo sbarramento. Ora che il bozzolo si sta rompendo è tempo di diventare farfalla. Avete emesso parti di voi, Avete accolto e accolto, Avete inseminato, Avete dato fettine di pane, Avete fatto scudo contro puntatori tremendi, Avete intercettato e falciato. Avete ben fatto. Penso. Ora respirate profondamente… e fate meglio.

Oroscopo 2018 - Capricorno

Resta - In questa pace ancora – 
Nella quiete modesta
di chi fa il suo lavoro – piano – per bene -
Cresci animale del cuore. Stai
attento. L’imperatore cuce
il tuo vestito di punti d’oro di luce.
Non essere mesto
mai per te.
                                    M. Gualtieri


©Giovanni Auriemma
Vi diranno tutti che Saturno entra in Capricorno e - Oh Mio Dio! - disgrazia e sciagura (come se gli ultimi anni in compagnia di Plutone fossero stati allegri!) Poi però, alcuni vi diranno, che no, Saturno è il vostro pianeta e quindi per voi non sarà così drammatico; è un’energia (pesante) che conoscete bene (neanche foste nati sotto una stella funesta!) e quindi ci siete abituati. E’ tutto vero. Ed è vero anche tutto il contrario. Quindi che senso ha? Chiudete st’oroscopo e andatevi a fare una bella partita a biliardo. Perché proprio biliardo? Perché siete bravi. Richiede concentrazione, calma, strategia. Bisogna ragionare e calcolare le variabili. E necessita di un tempo di riflessione, di osservazione. Tutte cose in cui voi eccellete, e tutte cose che Saturno, straordinario, implacabile Maestro, mette a nostra disposizione, se siamo disposti a impegnarci abbastanza da apprenderle.

E dunque questa entrata di Saturno cosa significherà? Innanzitutto partirei col dire che dopo aver intrattenuto Plutone alla vostra tavola per anni, Saturno sarà quello che porta le paste! Di certo non può appesantire più di quanto già non fosse. Certo, Kronos non arriva mai ridendo; ha sempre quell’aria seriosa, un po’ alla Gandalf nel Signore degli Anelli o Silente in Harry Potter, avete presente? Non è certo l’aria di qualcuno da temere (non avete niente da temere da Gandalf a meno che non siate Sauron) è un’espressione seria ma amichevole, pacata direi, l’espressione di qualcuno che ha vissuto a lungo e non si lascia scuotere dalle umane passioni. Questo a noi non piace, ci rende guardinghi, siamo sempre prevenuti su chi ha il controllo di sé, ci fa sentire indifesi. Ma se pensate a Gandalf o Silente potete facilmente vederli aprirsi in un largo sorriso. Sono vecchi bambini. Questo è Saturno, un saggio, confortante vecchio che non dimentica mai il suo ruolo di Guardiano e può improvvisamente diventare severo all’affacciarsi di una minaccia. Ecco la parola chiave: minaccia. Perché Saturno ci protegge e quindi ogni volta che c’è un pericolo c’è anche lui e così abbiamo finito col confondere il protettore con la minaccia. Se ti vedrà cadere sul campo di battaglia, se vedrà un cedimento, un incertezza, egli sarà implacabile; non ti coccolerà, non ti accarezzerà, ti esorterà, griderà e ti prenderà a calci per farti alzare, se è questo che serve a salvarti la vita. Se c’è un pericolo da scongiurare egli sarà severo, ed è per questo che sembra faticoso. È faticoso quanto qualsiasi allenamento. 

Quando si tratta di Saturno c’è sempre e solo un pericolo di cui occuparsi: la dipendenza. Sotto qualunque forma. Esplicita o mascherata, propria o altrui, vera o presunta. Egli ci mette in guardia dal serio, mortale pericolo, di non avere la forza, l’audacia e l’intrepidezza di osare essere qualcosa di più, per paura di perdere quel che si ha. E allora eccolo, severo, arcigno, apparentemente insensibile, ma solo apparentemente, nel ruolo di colui che non può lasciarsi influenzare dai sentimenti, perché il medico pietoso ha fatto la piaga puzzolente. Quindi ditemi, preferireste un compagno di giochi che nel momento del bisogno sghignazza incapace o siete pronti ad accogliere un mago possente che vi raddrizza le spalle e ve le copre, anche, se necessario?

Inoltre tutti parleranno di Saturno ma non sapete, forse, che nel corso dell’anno Urano, dal Toro, toccherà il vostro segno. Urano, Signore dei Cambiamenti e, guarda caso, vostro secondo governatore. E dunque, come potrete affrontare la tempesta se non imparate prima a navigare magistralmente? Come fronteggiare le oscillazione se non siete saldi sulle vostre gambe? Saturno vi prepara, Urano vi rinnova. E voi potete affrontare tutto questo con grazia e maestria. Siate i figli piccoli che rallegrano la casa, ridete. E non siate mesti, mai, per voi.

Oroscopo 2018 - Acquario

“E ora che ne sarà
del mio viaggio?
Troppo accuratamente l’ho studiato
senza saperne nulla. Un imprevisto
è la sola speranza." 
                                  E. Montale


©Giovanni Auriemma
Cari Acquario, sentite bussare alla porta? Qualcosa chiede esistenza nella vostra anima e voi dovete concedergli udienza. Non aspettate di essere pronti. I tempi dei preparativi sono finiti, quel che è fatto è fatto. Correte ad aprire la porta che siate in ordine oppure no. Qualunque cosa stia chiedendo asilo dubito farà caso al vostro aspetto, ha solo bisogno di un riparo, di accoglienza. Fuori forse piove, una tempesta imperversa e aprendo la porta potrete trovare uno stanco viandante, un gatto inzuppato o un pacco regalo. Il vostro compito è offrire riparo, concedere asilo. Forse avevate già cominciato a fare spazio e siete ben preparati ma alcuni, di certo, si sono attardati. A questi dico, improvvisate. 

La vita, diceva Gershwin, è come il jazz, viene meglio quando si improvvisa. È per questo che l’universo ci invia gli imprevisti, per favorire la creazione di grandi opere, perché lasciati a noi stessi, ai nostri miseri piani, realizzeremmo solo piccole operette di valore modesto. Quest’anno verrete pungolati. Non è l’anno del riposo, è quello del vigore. Verrete temprati, io credo, attraverso una continua trasfusione di energia; piccole scariche elettriche finalizzate a tenervi svegli, a ricaricarvi, a ricordarvi che il tempo per sedersi e contemplare l’universo non è questo; questo è il momento del restauro; di buttare all’aria il vecchio e ridecorare; dare nuova linfa al ristagno. La parola chiave di quest’anno è: opportunità, ma ricordate che le opportunità non arrivano sempre impacchettate con fiocchi scintillanti. Non sempre è facile riconoscerle.

Spesso un’opportunità può nascondersi sotto spoglie ingannevoli, è vostro compito riuscire a individuarla, non lasciarvi fuorviare. Dovete essere scaltri, arguti e volenterosi. E, soprattutto, dovrete rendervi disponibili ad accogliere i segnali anche quando non corrispondono alle vostre aspettative. Siete liberi di allontanare tutto ciò che non vi piace ma non prima di aver esaminato attentamente se oltre l’apparenza possa celarsi un vantaggio. Non scartate a priori, verificate. Ciò che appare come un ostacolo al vostro intento potrebbe essere un ponte verso qualcos’altro. Se vi focalizzate su un unico obiettivo, rischiate di perdervi occasioni di crescita. Capisco che stiate organizzando un viaggio alle Maldive ma se qualcuno vi offre di andare gratis a Lisbona, è il caso di considerare un cambio di programma.

Insomma, è tempo di buttare all’aria. Non dovrebbe essere difficile per voi, o forse si, perché siete più cocciuti di quanto non sembri e se pure vi muovete fuori dagli schemi, quando si tratta delle vostre idee potete essere inamovibili. Cominciate da lì, dal pensiero. Sarete bombardati: nuovi, inconcepibili modi di pensare arriveranno a stimolarvi. Nuovi per voi, non in senso assoluto, ma sono onde, imparate a cavalcarle. E se qualcosa vi dà fastidio, soprattutto quando qualcosa vi dà fastidio, allora fermatevi, lì c’è un tesoro, un traccia, un indizio. Ogni imprevisto vi salva, ogni avversione è un’alleata. Considerate incomodi e antipatie come cartine di tornasole, rivelano la verità. E la verità è che qualcosa dentro di voi necessita una rigenerazione che sarà tanto più eccitante quanto più l’accoglierete con curiosità. In questa operazione di rinnovamento, gli imprevisti sono in vostri maggior alleati, vi obbligano a uscire dal seminato, destabilizzano ma salvano perché, come diceva Asimov, per avere successo non è sufficiente prevedere dobbiamo anche imparare a improvvisare. E allora, improvvisate, siate jazzisti della vita. Riconoscete al contrattempo il ruolo di alleato e pensate al rinnovamento come a un ritorno a casa. Ricordate che la sicurezza ha i risvolti malinconici di chi è costretto in un ruolo; un imprevisto è la sola speranza.

Oroscopo 2018 - Pesci

Trattieni l’incanto.
La terra è un posto buono. Credi. 
C’è conseguimento
Attendi. Doni per te. Ciò che è, ha un lato
che svetta e uno radicato nell’ombra.
Sii così. Sia di te questa legge. 
Un lato
che svetta e uno di radici.
                                          M.Gualtieri


©Giovanni Auriemma
Non esistono anni buoni e anni cattivi, non esistono segni fortunati e altri no. Ognuno ha la sua storia, la sua biografia e le contraddizioni tra persone appartenenti a uno stesso segno possono essere centinaia, per questo in molti contestano l’astrologia. Per questo io, invece, contesto le generalizzazioni. Perdere il lavoro è un evento brutto, in linea di massima. Nessuno vi augurerebbe di essere licenziati, eppure per alcuni la perdita del lavoro è l’inizio di qualcosa di bello, di una nuova vita. L’occasione di dedicarsi a ciò che si ama. Per me è stato così. Per altri è una vera tragedia, è l’inizio della fine. Non parliamo delle frasi fatte sulla maternità. Quando diventi madre, allora capisci cosa vuol dire, ti dicono; eppure il mondo è pieno di madri che non hanno mai sviluppato quel fatidico senso materno tanto decantato. E dunque? Niente è vero in assoluto, niente risponde a leggi universali incontrovertibili, dunque perché dovrebbe l’astrologia? Perché ci si aspetta che l’astrologia, unica nell’universo, risponda a una legge di assolutismo che nessun altro fenomeno segue? 

Pertanto potrei dirvi che quest’anno il vostro segno riceve influssi positivi, il trigono di Giove, insieme al sestile di Urano e Saturno sembrano dirvi che avrete opportunità, colpi di fortuna e predisposizione a farne qualcosa di duraturo, ma sarà vero? Quanto di quello che possiamo realizzare si realizza davvero se noi non ci mettiamo del nostro? E quanto di quello che ci capita è davvero un colpo di fortuna se noi non ci accorgiamo che lo è? 

Il fatto è che nella vita esistono due verità assolute: la prima è che abbiamo il potere di cambiare le cose cambiando la nostra prospettiva e che nove cose su dieci dipendono dalla nostra determinazione e dalla nostra capacità di cambiamento; la seconda è che la decima di quelle cose è al di là del nostro potere, perché siamo potenti ma non onnipotenti, e quello è lo spazio entro il quale non abbiamo scelta, possiamo solo venire a patti con realtà, poiché maledirla non porta a nulla di buono o di utile. Si tratta di mettere assieme la volontà, di voler cambiare le cose, con l’umiltà di accettare quando le cose non possono essere cambiate. Cogliere il confine sottile tra queste due verità è cosa assai ardua. Solitamente o ci ritiriamo troppo presto e ci ostiniamo oltre il dovuto. È una questione di equilibri, e di saper cogliere i segnali. 

Cari Pesci, vi auguro che questo sia l’anno in cui affinerete l’arte di cogliere i segnali. Sarete ben sostenuti. Io non posso dirvi come andrà ma posso certamente dirvi se il terreno su cui lavorerete sia fecondo. E lo è. E posso provare a fare una previsione meteorologica che, pur non avendo garanzie assolute, può farci sperare in una pioggia fertile e in un sole rigenerante. Dal mio punto di vista, il clima sarà mite e piacevole, ciò non significa che non incontrerete ostacoli, certo che no, e non ve lo auguro neanche perché gli imprevisti sono il sale della vita, e non auspicherei mai per voi una vita insipida. Tuttavia, credo che ci siano momenti nella vita in cui le cose scorrono un po’ più agevolmente di altri, e mi auguro che il 2018 sia questo per voi, un’oliatura degli ingranaggi; una messa a punto del motore. Un trampolino di lancio. A volte non si vede la parte gioiosa della vita finché non è tardi. È questa, qui e ora. La state vivendo.